Lugano e la belle époque del futuro

Da una mia intervista per Ticino Welcome di Aprile 2019

Hotel International au Lac Lugano
Hotel International au Lac, Lugano

Roberto, figlio di Beatrice e Giulio Schmid, insieme alla sorella Alessandra, rappresenta la quarta generazione dello storico Hotel International au Lac di Lugano.

Oltre un secolo di vita. Pare di sfogliare il tempo, camminando per le stanze dell’Hotel International au Lac. Epoche sedimentate l’una sull’altra traspirano dalle ampie pareti delle stanze, dai soffitti alti delle sale, dai tessuti caldi delle camere. É un lusso poter visitare questo hotel prima della sua nuova stagione che lo vede sbocciare ancor più accogliente. 

Storico ma non vecchio. Antico ma al passo con i tempi. A conduzione famigliare ma altamente professionale, questo Hotel lega la propria esistenza a quella di una famiglia che, da quattro generazioni, è fedele alla propria missione, avendo rispetto e cura per le memorie del passato ma altrettanta sensibilità per le sfide del futuro. La storia ce la racconta il presente, ovvero il Proprietario e Direttore Roberto Schmid, erede con la sorella Alessandra dei valori del padre Giulio e, prima ancora, della nonna Alice e del bisnonno Anton Disler.


Questo Hotel è uno dei simboli di Lugano. Con la sua Cupola disegna il profilo della città. Da dove inizia la sua storia?

Innanzitutto vorrei ricordare il 1882, anno dell’apertura della galleria ferroviaria del San Gottardo, perché è da lì che il turismo prende piede a Lugano. É da lì che il mio bisnonno Anton Disler, già noto albergatore a Lucerna, ha cominciato a guardare verso sud in cerca di possibili orizzonti dove avviare un hotel. Nel 1905, insieme al socio Albert Riedweg, ha preso gli accordi per far ampliare l’esistente palazzina di 3 piani e nel giro di pochi mesi ha affidato il mandato all’architetto Giuseppe Pagani affinché desse vita al progetto: l’Hotel International au Lac, su 5 piani all’inizio di Via Nassa, accanto alla Chiesa degli Angioli. Pagani fu allievo dell’architetto Charles Frédéric Mewès, che costruì i Palace di Parigi, Londra, Madrid e San Sebastian per César Ritz.

Quanto tempo ha richiesto l’edificazione?

L’Hotel è stato ultimato nei tempi previsti, cioè poco più di sei mesi, e inaugurato nell’aprile del 1906 , con buffet, coriandoli e ospiti, come sta scritto nei documenti. Incredibile pensare che in così poco tempo si sia potuto costruire un albergo di queste dimensioni, cosa impossibile oggi. Mi pare un dettaglio non da poco che mio bisnonno abbia ingaggiato un architetto che gravitava nel giro dei grandi Palace di allora, e per di più con la clausola nel contratto che in caso di ritardi nella realizzazione del progetto, Pagani si impegnava a pagare di tasca propria i danni che ne sarebbero derivati.

Lei dà molto spazio alle testimonianze storiche dell’Hotel. Anche il sito internet www.hotel-international.ch offre la possibilità di “visitare” documenti conservati intatti. É un lavoro impegnativo, come riesce a fare tutto?

Collaboriamo con l’equipe della Fondazione Archivio degli Alberghi Svizzeri che ci accompagna nella catalogazione di quanto abbiamo nei nostri archivi e a darne il giusto valore, rispolverando memorie preziose. Abbiamo riportato alla luce documenti, come il preventivo, il progetto e i piani esecutivi dell’architetto Pagani, tramite scannerizzazioni messe on line sul nostro sito internet nella rubrica “storia” e, quindi, consultabili liberamente. Curioso, per esempio, leggere quel che scrive l’architetto a proposito del suo operato. In francese, come lingua d’incontro tra l’italiano e lo svizzero tedesco, riporta: “Les travaux devront être exécutés d’une manière soignée et très solide”. A questa filosofia siamo rimasti fedeli nel nostro modo di operare, da ieri a oggi a domani: i lavori devono essere sempre curati, soignée, quindi di qualità per durare a lungo.

Durare a lungo ma con continui rinnovi, giusto?

Certamente, i rinnovi sono ciclici. Pensi che già all’epoca il nostro era uno dei pochi hotel ad avere in ogni camera il lavandino, quindi l’acqua corrente, il che non era affatto scontato perché normalmente  c’era solo la brocca in camera. Il bagno, invece, era al piano e si utilizzava su ordinazione.

Dalla brocca al wi-fi in ogni camera: vertiginosa l’evoluzione in meno di un secolo…

Sì, è necessario restare all’ascolto dei propri ospiti e anticipare i loro bisogni.. Non è sempre facile perchè questo significa investire molto, volendo al contempo mantenere i valori delle origini. Per questo l’Hotel ospita anche un piccolo Museo al primo piano in cui abbiamo raccolto ed esposto oggetti, fotografie, documenti e libri contabili. Sui muri delle scale principali come anche nei corridoi dell’albergo ci sono le opere collezionate dai miei nonni, tariffari, e tanti altre testimonianze che raccontano la vita stessa dell’Hotel e di chi ci ha lavorato. É affascinante per gli ospiti visitare un angolo di storia in una cornice attuale.

Storia che vede protagonisti anche i suoi nonni?

Sì, nel 1929 subentra la seconda generazione con mia nonna Alice Disler che sposerà Otto Schmid, commerciante di vino. Probabilmente si erano conosciuti a Lucerna e dal loro matrimonio nascerà nel 1933 mio papà Giulio, terza generazione. Mia nonna ha dedicato la sua vita alla conduzione dell’albergo fino al 1990. Aveva una grande passione per la pittura, la musica e l’arte in generale, tanto che ha allestito una “Galleria degli Amici” al secondo piano in cui sono esposti i dipinti di artisti a lei cari.

Suo papà Giulio quando entra in azienda?

Nel 1957 al fianco di mia nonna, poi ne assumerà la conduzione con mia mamma Beatrice, che veniva dal mondo della gioielleria. Si sono sposati nel ’69 e fino agli anni recenti si sono dedicati alla conduzione dell’Hotel. Con loro, in varie tappe, le camere  sono state valorizzate, con l’inserimento dei bagni privati. E nel 1973 l’edificio è stato innalzato di mezzo piano, trasformando le stanze al quinto, quelle utilizzate dalla servitù, in vere e proprie camere d’albergo. 

Poi arriva anche la tv in camera, immagino …

Sì, ricordo che dove oggi c’è il Museo c’era un tempo la sala televisione. Lì si riunivano i clienti che, in una città multilingue come Lugano, spesso non s’accordavano sulla scelta della lingua, sul canale, su cosa guardare. Così si è passati a piccoli televisori da distribuire nelle camere per soddisfare le singole esigenze, fino ad arrivare ai  moderni schermi piatti in ogni camera, ovviamente.

 I rinnovi riguardano anche gli spazi comuni?

Certo, negli anni ’80 sono state rinnovate le cucine al pian terreno e negli anni ’90 tutti gli arredi delle camere sono stati sostituiti, ci tengo a sottolinearlo, con una linea in legno massiccio in noce: mio papà ha così mantenuto fede allo spirito costruttivo del Pagani scegliendo materiali di prima qualità e dal valore duraturo. Altra rivoluzione dell’Hotel è stata la costruzione dell’autorimessa, ricavando dalla montagna 36 posteggi. Un investimento strategico, perché siamo l’unico Hotel nel centro di Lugano con posteggi, con un verdeggiante giardino e piscina. Come vede ci vuole il coraggio di investire per sopravvivere.

Investimenti che ricompensano. Sopra l’autorimessa c’è anche un’oasi particolarmente cara ai vostri ospiti…

Sì, appunto un bel giardino con una piscina, un angolo privilegiato nel cuore della città. Si affaccia in  parte sulla Chiesa degli Angioli, il che crea un’atmosfera suggestiva tra sacro e profano, tra storia e turismo in senso stretto.

Veniamo ai nostri giorni, all’Hotel sotto la sua direzione, quindi la quarta generazione Schmid.

Praticamente sì, mia sorella Alessandra nel ’94 subentra nel reparto ricevimento e prenotazioni e nel 2004 io comincio ad affiancare i miei genitori. Nel frattempo in quegli anni l’Hotel subisce altre trasformazioni: dalla climatizzazione delle camere al rinnovo del ricevimento e della salle à manger trasformata in sala conferenze, fino alla diffusione wi-fi, inizialmente limitata al Lobby Bar. 

Una sfida vincente evidentemente …

Sì, e l’abbiamo visto nel 2006 quando, per il centenario dell’Hotel, abbiamo organizzato una grande festa. Volevo mettere in risalto il glorioso passato della nostro albergo e della nostra famiglia, quello che avevano fatto i miei nonni e i miei genitori, per questo abbiamo voluto anche allestire il Museo, idea di mia mamma e di mia sorella. In quella serata celebrativa abbiamo voluto condividere con la città e i luganesi la nostra storia, perché mi sembrava ci fosse un distacco tra il turismo e la nostra realtà. Tutti conoscono l’Hotel International au Lac dall’esterno ma pochi conoscono la sua vita e come si presenta al suo interno. Io ho voluto riannodare i fili tra questi due mondi. Così come spero di fare anche con questa intervista.

Certamente dopo il suo racconto molti avranno la curiosità di entrare qui. Oltre al Museo avete altri spazi particolarmente suggestivi?

Certo, la camera Belle Epoque, che è rimasta originale perché lì abitava mia nonna e dopo la sua scomparsa ho voluto restaurarla mantenendola fedele alla sua epoca: parquet originale del 1906, mobilio Luigi XVI intarsiato e letto a baldacchino.É prenotabile on line ma anche solo visitarla lascia una sensazione di privilegio, di toccare il passato che è racchiuso lì, narrato dallo scricchiolio del parquet o dall’incisione all’ingresso “R.S” che ho recuperato senza poter risalire, purtroppo, al personaggio di cui le iniziali.

Forse era destino: R come Roberto, S come Schmid…

Forse sì, infatti sono qui. L’importante per me è che il nostro Hotel non sia apprezzato solo per la piscina, per il parcheggio o per la connessione internet: il nostro Hotel ha un’anima storica che lo contraddistingue e lo differenzia dagli altri. 

Avete ricevuto qualche menzione speciale per il valore storico dell’Hotel?

Sì, nel 2007 il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti (ICOMOS), sottoposto all’Unesco, ci ha  premiato per la conservazione e la presentazione dell’archivio e per la filosofia aziendale centennale a conduzione famigliare. Una bella soddisfazione che conferma la nostra linea di accoglienza e il valore del nostro nome.

Pensando alle varie tappe di modernizzazione immagino quanti investimenti, come dire, invisibili abbiate affrontato. Per esempio, il sistema di riscaldamento…

Importantissimo, infatti. Perché è facile riconoscere il rinnovo esteriore ma anche gli investimenti invisibili, come giustamente dice, sono fondamentali. Nel 2017 abbiamo risanato la centrale termica con accumulatori che recuperano il calore dai generatori del freddo (frigo e aria condizionata). Sempre nello stesso anno, in maniera più visibile, ci siamo rifatti il “cappello”, la Cupola, che mio papà aveva in passato carteggiato più volte. Ricordo che negli anni ’90 ero sull’impalcatura con lui e mi disse “mi sa che questa è proprio l’ultima volta, perché continuando a grattare e grattare prima o poi di materiale non ce ne sarà più. Ma questo sarà un problema tuo un giorno…”Allora ero un ragazzino del liceo, mi piaceva seguire il cantiere, e pensavo che quel “problema mio”sarebbe stato molto lontano. Quando invece due anni fa ho visto nuovi segni di deterioramento della cupola mi son detto, ecco quel giorno è arrivato. E abbiamo fatto un ottimo lavoro di restauro.

Ha sempre lavorato in armonia con suo papà?

Sì, abbiamo lavorato in parallelo per 10 anni con grande rispetto reciproco. Lui mi ha lasciato campo libero nella tecnologia e nell’uso dei computer con grandi margini di manovra nelle strategie aziendali. Quando nel 2016 è improvvisamente mancato, ho definitivamente preso tutte le redini, dando il meritato valore all’eredità che mi stava lasciando.  Ora guardiamo al futuro con ottimismo.

I prossimi investimenti e i prossimi travaux soignées et solides, dunque, quali saranno?

Durante l’inverno 2019-2020 ci sarà il rifacimento totale delle camere al terzo e quarto piano affacciate su Via Nassa. Nel 2013 avevamo rifatto quelle del primo e secondo piano, ora affrontiamo la seconda tappa. Pensi che una stanza implica un investimento di quasi 200 mila Franchi! 

Quest’immagine di muri che si rinnovano mi riporta un attimo indietro. Ci racconta cos’è il “mattone d’oro”?

Durante la festa del centenario dell’Hotel ho donato a mio papà un mattone d’oro, simbolo di un traguardo per aver portato l’albergo fin dove  è arrivato. Un traguardo ma anche una partenza del nuovo secolo di vita dell’Hotel, fatto anche di tecnologia e di comodità, perché bisogna essere sempre attenti alle esigenze della clientela che cambia. Tengo a dire che tutta la squadra che lavora nell’Hotel, composta da una trentina di  collaboratori, si contraddistingue per l’attenzione all’ospite, la competenza professionale, e questo è molto apprezzato, perché  possiamo contare su una clientela molto affezionata e fedele. 

A proposito di persone: lei e sua sorella siete la quarta generazione Schmid. E la quinta?

La quinta c’è. Si chiama Sergio, ha 15 anni, è il figlio di Alessandra e studia alla Scuola di Commercio di Bellinzona. Aurelia, mia figlia, è al secondo anno di asilo, perciò è prematuro chiederle cosa farà da grande.

Auguri, dunque, al futuro della famiglia Schmid. Un’ultima curiosità: la Cupola è il simbolo del vostro Hotel, ma cosa c’è dentro?

Andiamo, la accompagno a visitarla.

Saliamo prendendo le scale, in modo da poter ammirare i quadri, le opere d’arte, le fotografie, i documenti appesi alle pareti, che infondono all’intero Hotel l’atmosfera solenne di un museo in divenire. Arriviamo alla porta che immette all’interno della Cupola con un certo rispetto, vien da chiedere permesso. Legno e luce, silenzio e cielo: quello che era l’appartamento dei genitori di Roberto Schmid è un nido sospeso, accogliente e raffinato, inondato di sole, affacciato sul lago. Un luogo con un’anima a parte, dove sarebbe bello raccogliersi in solitudine per scrivere, creare o semplicemente pensare. Pensare che, guardando la Cupola dai marciapiedi della città, pochi (almeno finora) ne conoscono i trascorsi, i segreti e, perché no, i possibili destini. Destini che, con un po’ di fortuna, Sergio e Aurelia disegneranno sulle pagine del futuro.