Levante ligure, vagabondando ai confini del Paradiso

Punta Chiappa

Profumo di basilico e salsedine, lampi di luce e fresche ombre, azzurri orizzonti e rocce severe. Tutto e il contrario di tutto mi appariva la costa del Levante ligure quando, da ragazzina, arrivavo lì per le vacanze.

Tornante dopo tornante, da Recco a Ruta di Camogli, il tragitto in auto era un sospirato passaggio dall’urbanità alla natura e l’impazienza di levarmi di dosso la quotidianità della città mi rendeva quei paesaggi ancor più cari. Lo sguardo anticipava i terrazzamenti di pietre che ricamano le pendici, vere e proprie opere d’arte e di civiltà. Mentre i campanili sparsi nel verde suggerivano gli ombrosi carruggi dove rifugiarsi dalla canicola estiva.

I due Golfi di quel tratto di costa – il Golfo Paradiso e il Golfo del Tigullio – abbracciano borghi e paeselli intimi e schivi, oltre alle cittadine più note affacciate sul mare, lasciando grande respiro alla natura. Come se, nascosta dietro alla Liguria più effervescente votata alla mondanità, ce ne fosse un’altra più pudica, riservata a chi cerca pace e armonia.

È il promontorio di Portofino a delimitare l’incontro tra i due Golfi. Bogliasco, Pieve ligure, Sori, Recco e Camogli si susseguono, inanellati tra mare e colline, snodandosi fino a Portofino, Santa Margherita, Rapallo, Zoagli, Chiavari, Lavagna e Sestri levante. 

Probabilmente a conquistare l’ammirazione dei più sono i colori pastello della piazzetta acciottolata di Portofino, dominata dal Castello Brown, raggiungibile anche a piedi grazie alla romantica Passeggiata dei baci. Oppure il lungomare di Santa Margherita che sfocia nella Piazza del Sole, verso Rapallo, accogliente per il suo tepore anche d’inverno. Hotel, boutique di lusso e ristoranti completano l’ospitalità di queste località, rubando un po’ al mare il primato d’attrazione.

Ma dietro questa Liguria appariscente e un pochino vanitosa, c’è quella che pulsa nella mia memoria e che tutt’oggi, quando ne ho occasione, passo dopo passo vado a ripercorrere, ritrovandola pressoché immutata. È quella boschiva e marina, fatta di vento tra i capelli e di fatica nelle gambe. Mi riferisco a quel tratto che da Ruta di Camogli, con la sua torre saracena, scivola prepotentemente verso Punta Chiappa, attraversando San Rocco e passando per San Nicolò di Capodimonte. Un dedalo di sentieri, un tempo appena abbozzati, e un’infinità di scalini imperfetti si fanno largo nel ventre del Parco di Portofino e il tragitto verso il mare è già in sé un meditabondo piacere. 

Lecci, ulivi secolari, pini marittimi e oleandri si alternano proteggendo il saliscendi dal peso del sole. Qua e là ecco aprirsi un orto o un piccolo giardino di rose e gerani, e i colori dei fiori si mescolano giocosamente agli odori buoni emanati dalle casupole dei rari nuclei abitati. L’immancabile pesto, focaccia e cipolla, fritti di mare: gli effluvi solleticano i sensi e inviterebbero a una sosta. Ma il mare chiama e le reti dei pescatori stese sui muretti, appena dopo il Mulino del Moro, lo ricordano.

Dopo un paio d’ore circa di scarpinare, l’aprirsi del bosco alla nudità della pietra crea un contrasto che ogni volta mi sorprende. Punta Chiappa pare evocare il significato di “roccia sporgente” e di fatti la lingua scolpita di terra che si tuffa in mare è roccia puddinga, sedimentata e dolcemente arrotondata, tanto che è piacevolissimo calpestarla a piedi nudi. 

Anni fa era facile sopraggiungere qui e non trovare anima viva, perché l’impegno del cammino non era per tutti, considerando anche il ritorno, e i battelli turistici ancora poco frequenti. In ogni caso, vale sempre la pena arrivarci per un sospirato bagno in un mare illibato, regno di cernie, ricciole, occhiate e polpi, incorniciati dalle gorgonie che qui prosperano rigogliose. Non lontano, il Cristo degli Abissi di San Fruttuoso vigila e contempla le bellezze sommerse, benedicendole.

Basterebbe questo angolo per meritare il nome di Golfo Paradiso. Proprio da questa bellezza fu sedotto anche George Gordon Byron il quale, nel 1821, soggiornò qui, ospite del Conte Gerolamo Gnecco, nell’omonima Villa. Una lapide della residenza riporta una sua lirica dedicata a Punta Chiappa, parole semplici e profonde in cui chi, come me, ama la Natura può rispecchiarsi: 

C’è un incanto nei boschi senza sentieroc’è una magia nella spiaggia solitariac’è un riparo dove nessuno penetrain riva al mare profondo, e nel musicale frangersi delle sue onde.
Non amo meno gli uomini ma più la natura e in questi miei colloqui con lei mi libero da tutto ciò che sono o che sono stato per fondermi con l’universo e sento ciò che non so esprimere ma che non so neppure del tutto nascondere.Faccio mie le sue parole e le impasto con i ricordi, alimentando l’affetto che sempre mi legherà a questi luoghi ai confini del Paradiso. 

Pubblicato su Bubble’s 16

Portofino
Camogli
Camogli, il borgo e Punta Chiappa