I LUOGHI DELL’ANIMA, Il SAPORE DELL’INFANZIA (Privé)

 
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Ci sono luoghi scolpiti nel cuore.
Sono quelli che abitano nelle memorie di chi non è più bambino: il primo mare quieto di vento, il primo bosco odoroso di verde, il primo prato ricamato di primavera. Luoghi dove si era stati da piccoli, la cui eco si riverbera durante tutta la vita aiutando l’adulto a tornare all’infanzia. Immagini che prendono per mano e riportano puntualmente laggiù, nel passato ovattato di sogno. Il richiamo è irresistibile, è il bisogno di ritrovarsi attraverso il racconto della vita: una collezione di attimi che si vorrebbe infinita.
Non sempre però è possibile far ritorno là dove si era stati, dove si era stati così bene tanto da desiderare di rimanere, anche perché certi posti non esistono più. Allora ecco che la mente gioca a mescolare i ricordi con l’immaginazione. É così che nascono i “rimandi”: luoghi che evocano altri luoghi, mari che rimandano al primo mare, boschi che rimandano ai primi alberi e prati che rimandano ai primi fiori, travestendo il presente da passato.
Così può capitare di trovarsi nel silenzio lacustre di un lido disadorno, perché il lago d’inverno cade in letargo, e sentirsi improvvisamente catapultati sulla prima spiaggia della propria vita. Quella di un’isola nuda di folla, semplice, naturale come la spuma del mare che invitava una bambina appena in grado di camminare a far capriole nell’acqua, tutta vestita scarpette comprese, tanto era magica la conoscenza con il mare …
Immergersi là dove si era stati e ripercorrere le proprie tracce ad occhi chiusi in maniera ipnotica, è più facile quando alle immagini si mescolano odori e sapori. Il cibo, dopo tutto, lascia lo stesso prepotente imprinting dei luoghi: nella vita si ricercano gli alimenti amati da piccoli, fragranze, aromi, profumi che nutrono non solo il corpo ma anche l’anima. E per quanto sia bello e giusto essere curiosi di novità anche a tavola, provare eccessi, osare stravaganze, aprire i sensi a tutto il possibile e persino corteggiare l’impossibile, prima o poi puntualmente si torna ad aver voglia di quelle verdure appena colte nel giardino, di quella torta carica di frutta e, perché no, di quel primo sorso di vino rosso che sapeva di prugna maturata al sole. Perché la novità prima o poi annoia, mentre la famigliarità accoglie e rassicura.
Non si tratta solo di mangiare, infatti, ma di rivivere quei riti iniziatici che ci hanno avviato alla crescita, spesso con piacere ma anche con fatica e talvolta con dolore, conducendoci comunque qui, dove siamo oggi, a cavallo delle nostre memorie più care, senza le quali saremmo miseri orfani in cerca di futuro.
Ed eccoci qui, dunque, seduti a scrivere davanti a un monitor che riflette l’immagine un po’ sbiadita di quel primo mare quieto di vento. Quello che invitava una bambina appena in grado di camminare a far capriole nell’acqua, tutta vestita scarpette comprese, tanto era magica la conoscenza con quel mare che non ha mai smesso d’amare.