E’.


Sana follia o folle saggezza?
Non so che cosa sia, so solo che E’.
E’ il mistero, il numinoso, il perturbante. E’ ciò che attrae e intimorisce, seduce e spaventa, innamora e addolora. E’ l’inconsueto, il delirante, il mai banale. Una sensazione d’inspiegabile richiamo verso un universo in cui ci specchiamo e in cui vediamo ribollire le immagini riflesse delle parti più oscure di noi stessi. Oscure eppure luminose, perché foriere di sogni, sogni eloquenti che parlano il linguaggio alchemico dell’Anima e che, in fondo, inconsapevolmente ci rassicurano come la carezza della buonanotte di un padre alla sua bambina.
Capita a volte nella vita di imbattersi in qualcosa o qualcuno che senza volerlo ci scaraventa addosso quest’universo, questo misterioso, numinoso, perturbante universo che dritto come una spada va a penetrare gli anfratti più teneri dei nostri desideri. Quelli più taciuti, quelli più repressi eppure malcelati sotto il tessuto ingombrante della moralità, della socialità, della banalità. E per quanto il pensiero si sforzi di alzare lo scudo della ragione a fermare la spada dell’istinto, ecco che inermi cadono i muri, crollano gli argini, sprofondano le pareti.
E così, nudi di fronte a noi stessi, accogliamo l’affondo. E ci ricongiungiamo finalmente alla nostra ombra, riconoscendola come benevola amica e inevitabile complice della nostra luce. Così insieme procediamo senza paura, rinati, adulti, forti di quella carezza che ogni notte un padre continuerà ad offrire alla sua bambina, traghettandola dal mondo dei sogni al mondo della realtà.
Sana follia o folle saggezza, non so cosa sia. 
So solo che E’.