Le cellule vagabonde: l’Io e l’altro che non è me

Spesso pensando al parto e al dolore della donna ad esso legato mi son detta (più o meno scherzando): non sarebbe stato meglio fare anche noi un uovo

In effetti sarebbe più semplice, meno traumatico, addirittura più sicuro. Eppure, l’evoluzione per noi umani ha deciso diversamente. Diverse decine di milioni di anni fa, un virus appartenente alla famiglia dei retrovirus (cioè in grado di inserire i propri geni nel DNA degli ospiti) ha infettato un nostro progenitore. Da allora il cambiamento è stato drastico e irreversibile, perché ha trasformato l’atto di deporre uova in un meccanismo molto diverso: lo sviluppo della placenta, ovvero di quel confortevole bozzolo amniotico che per nove mesi ci nutre e protegge.

Se volete scoprire più nel dettaglio la storia di questa evoluzione, potete chiedere a Gemini ovviamente. Se invece avete la curiosità di tuffarvi nel futuro e lasciarvi stupire dall’incredibile microcosmo che ci popola prima, durante e dopo la nascita, ecco per voi un libro.

Le cellule vagabonde. Come la nuova scienza del microchimerismo sta ridefinendo il concetto di identità. (Codice Edizioni, 2025). 

L’autrice Lise Bernéoud è una giornalista scientifica che, con uno stile seducente, rende poetico ciò che è apparentemente grottesco ma al contempo fantastico, portandoci a guardare dentro di noi. Si concentra sul microchimerismo, un nome insolito per un’area scientifica. Nella mitologia greca Chimera era una creatura malvagia con una testa di leone, il corpo di capra e la coda di serpente. Il richiamo a questa figura immaginaria riflette lo stupore degli scienziati di fronte alle “mostruosità” delle proprie scoperte. 

Sì, perché il microchimerismo dimostra che il nostro organismo, il nostro Essere, non si compone esclusivamente delle nostre stesse cellule ma anche di quelle di altri: di estranei. Altri da noi che magari non sono nemmeno più vivi o che addirittura non sono mai vissuti. 

Alt: non è fantascienza, non scuotete la testa credendomi matta e trasformate per un attimo i vostri dubbi in curiosità, le vostre solide certezze in domande aperte su un mondo ancora da scoprire. Un mondo che riguarda tutti noi.

Un piccolo passo indietro può aiutare: è assodato già da tempo che il nostro organismo è composto anche da elementi non nostri. Si tratta del microbiota, l’insieme di batteri, virus, funghi, lieviti e tantissimi microorganismi che ci abitano e ci aiutano a vivere collaborando con le nostre cellule. Già qui viene scalfita la nostra concezione di un Io come unità singolare e omogenea. Ma, appunto, c’è molto di più. 

La migrazione di cellule da un organismo a un altro ci appare esemplare pensando per esempio alle trasfusioni o ai trapianti di organi, con tutte le complicanze di eventuali rigetti. Tuttavia, la realtà più affascinante riguarda la gravidanza, per l’appunto: perché la madre non rigetta il feto, visto che per metà è un organismo estraneo? Il sistema immunitario, a rigor di logica, dovrebbe identificarlo come un non-io e quindi annientarlo. 

Gli scienziati hanno scoperto che, attraverso la placenta, sin dai primissimi istanti dalla fecondazione si verifica un passaggio a doppio senso di cellule tra feto e madre. Questa commistione, questo dialogo, li rende meno sconosciuti l’uno all’altra e tollerabili reciprocamente. 

Le cellule del feto nuotano nel sangue della madre e possono persistere nel corpo materno per decenni integrandosi nei tessuti, nel cuore, nel fegato, nel cervello. Analogamente, quelle della madre penetrano nel feto, iniettando in esso parte di sé, una parte che resterà per sempre. 

Ciò significa che ognuno di noi potenzialmente porta con sé un ricordo cellulare della propria madre per tutta la vita. Una prova facile di questa migrazione invisibile è data dal ritrovamento di DNA maschile (derivato da figli maschi) nel cervello e nei tessuti cardiaci di donne anziane che avevano partorito maschi. 

Il microchimerismo, però, non avviene solo tra madre e figlio. Può verificarsi anche tra gemelli all’interno dell’utero e, addirittura, tra gemelli evanescenti, quelli cioè in cui uno dei due non sopravviverà abbastanza a lungo per rivelare la propria esistenza ma sufficientemente per infondere alla futura nascitura un cromosoma Y (il gemello morto era un maschio) per esempio. 

Stando ad alcuni dati, dal 10 al 30 % delle gravidanze non gemellari inizierebbero in realtà con due embrioni (o più se pensiamo all’inseminazione artificiale), uno dei quali scomparirebbe in pochi giorni lasciando in eredità alcune cellule al più fortunato embrione.

Tutto questo finora riguarda solo madre e figli. E gli uomini, i padri, che ruolo hanno nella migrazione cellulare? Gli uomini non possono trasmettere direttamente le proprie cellule ai figli; tuttavia, possono tornare indietro nel tempo trasferendo le proprie cellule alla madre che potrà eventualmente trasmetterle in seguito a un altro embrione. E così il processo diventa infinito, una concatenazione di vite al plurale. 

Siamo tutti chimere, in ognuno di noi si trovano gli altri… Le cellule microchimeriche vanno ad aggiungersi ai loro compari, i batteri, per farci capire che non siamo semplicemente ciò che pensavamo di essere. Io è un Noi.

In tal senso, vanno a farsi benedire anche i fondamenti dei confini temporali, poiché entriamo in contatto sia con cellule del passato (madri e nonne) sia con cellule del futuro (feti, futuri figli e figlie). Il turbamento è impressionante perché le cellule erranti sono in grado di sopravvivere alla nostra dipartita.

I pionieri del microchimerismo ne hanno fatta di strada, aprendoci gli occhi su un panorama impensabile fino a pochi anni fa. Tuttavia, il paesaggio è ancora in via di definizione e lascia spazio a fantasticherie, sogni e desideri che dovranno necessariamente fare i conti con i risultati della ricerca scientifica. I risvolti sono altrettanto ampi e impressionanti: dal dubbio della prova del DNA, alla natura delle malattie autoimmuni, al funzionamento delle cellule cancerogene, coinvolgendo ambiti molto diversi: dalla scienza alla filosofia, dalla giurisprudenza all’etica. Questo libro è rappresenta un ponte tra queste discipline ma soprattutto tra noi stessi e il futuro. 

Per quanto mi riguarda, dopo questa lettura mi sento sempre in effervescente compagnia, anche quando sono sola. Ora so che in me circolano parti di mia madre, dei nonni mai conosciuti e da chissà quali altre presenze mescolate alle loro esistenze. D’altro canto, volente o nolente, anche mio figlio porterà sempre con sé ricordi cellulari di me, nel suo sangue, nel suo cervello e spero anche nel suo cuore. Per fortuna non era un uovo! A lui la prossima Chimera.

Di Paola Cerana