
Qual è il ricordo triste più antico che ho? La mia memoria mi riporta a quello che considero essere il mio primo ricordo cosciente intriso di immensa tristezza: quello della perdita del mio primo cane, un setter inglese di nome Teddy. Avevo cinque anni più o meno e lui soffriva di epilessia, mi spiegavano i miei genitori quando sentivamo dei colpi sconclusionati provenire dalla cuccia in giardino. Allora si doveva dargli uno zuccherino con del valium, o qualcosa di simile, e lui si calmava. Fino a quando, un giorno (credo fossi tornata a casa da scuola), Teddy non c’era più. Da grande ho capito che probabilmente i miei l’hanno fatto sopprimere, non ho mai chiesto e non voglio sapere, del resto volevano solo proteggermi. Fatto sta che il mio compagno di giochi, il mio amico Teddy, da un giorno all’altro non c’è stato più e la fitta di dolore al cuore provata allora la ricordo ancora!
Posso però essere così certa che questo ricordo sia aderente alla realtà di oltre cinquant’anni fa? Può essere che con il tempo questo ricordo si sia tramutato, arricchito, sbiadito, e sia cambiato tanto da avere ben poco a che fare con quella bambina in lacrime e il suo amato Teddy?
Dopo aver letto “Riscrivere il passato. La nuova scienza della manipolazione della memoria” di Steve Ramirez ne sono quasi convinta. Questo libro spiega come la scienza più recente abbia dimostrato che i ricordi non sono elementi fissi, scolpiti e immutabili, tutt’altro. I ricordi cambiano nel tempo e possono addirittura essere cancellati, riattivati e impiantati ex novo artificialmente in laboratorio. Tracce di eventi traumatici possono essere spazzate via per eliminare ansia e panico, così come flash di avvenimenti positivi possono essere innestati per combattere la depressione.
Ramirez, neuroscienziato e professore alla Boston University, racconta in maniera emozionante come, insieme al suo collega e amico Xu, è arrivato a studiare l’evoluzione di un engramma nel cervello e il suo legame con le emozioni. L’engramma è la traccia mnestica: un solco fisico, concreto, osservabile e – appunto – modificabile presente in ogni area del nostro cervello, non solo in quelle tradizionalmente adibite alla memoria, quali l’ippocampo e l’amigdala. È il disegno dei ricordi.
Manipolare la memoria è dunque possibile. Con tutte le implicazioni etiche che ne conseguono. Ramirez ci spiega come, portandoci anche fuori dal laboratorio, dai topi all’essere umano, fin dentro la sua stessa mente, condividendo con i lettori vicende personali che commuovono. Dall’amore della sua famiglia all’amicizia con Xu, dalle insicurezze personali alla forza di volontà: la dimensione umana si mescola continuamente a quella professionale, tanto che, alla fine, questo saggio scientifico lascia il sapore di un romanzo. E come ogni bel romanzo regala un lieto fine, in cui ognuno di noi può trovare una speranza, nonostante il ricordo di un evento traumatico. O una presenza, nonostante la perdita di un profondo affetto. Perché ogni ricordo che conserviamo di chi abbiamo amato e ora non c’è più prolunga la vita delle persone che vi abitano. La nostra memoria è la nostra identità.
Ricordare è l’unico modo per stare sempre e per sempre accanto a chi ci ha lasciato. Poco importa se il mio engramma dell’ultimo giorno con Teddy non è più identico a ciò che successe esattamente quel preciso giorno. Lui è e sarà sempre con me, dentro di me.
Riscrivere il passato. La nuova scienza della manipolazione della memoria.
Steve Ramirez, Raffaello Cortina Ed. 2026

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