I luoghi più belli

Tourists go away!!! In una bella città lombarda, al confine con la Svizzera, sono recentemente comparsi per le strade cartelli con questa scritta. I cittadini esasperati del continuo flusso di turisti hanno pensato di esprimere così il proprio disappunto (a dir poco) per non sentirsi più padroni a casa propria, tra code di auto inquinanti che paralizzano la città e greggi di persone che non portano solo un relativo e temporaneo benessere economico ma anche tanti rifiuti, spesso maleducatamente abbandonati.

È il caos, ormai, e questo è solamente un esempio che si potrebbe ritrovare ovunque, vicino e lontano, nelle città d’arte così come sulle vette più inesplorate (almeno fino a ieri). La gente è davvero dappertutto, armata di telefonini anche nelle Chiese o con indosso infradito a quattromila metri. E se il mondo è bello perché è vario, lo diventa assai meno se è avariato. 

I social e le piattaforme on line hanno amplificato il fenomeno rendendolo abnorme: tutti vogliono andare dove vanno tutti e guai a non postare in tempo reale una foto, un selfie, un pezzo di sé stessi per dire Io sono qui! Un qui che passa in secondo piano, anzi che sfuma dietro le quinte, perché spesso questi turisti d’assalto nemmeno conoscono la storia e la realtà dei luoghi che visitano. È più importante apparire che conoscere, condividere immagini che interiorizzare esperienze, così tutto finisce per essere appiattito in una sorta di Disneyficazione. I luoghi perdono l’anima, diventano un parco giochi aperto a tutti, anche quando s’impone l’introduzione di ticket d’ingresso, come certe città d’arte hanno pensato di fare. Cosa che, anziché essere un deterrente e selezionare i turisti ha fornito loro definitivamente il diritto di accesso, a scapito anche stavolta dei cittadini.

Non so che società sia diventata la nostra ma l’idea è che si vada in una direzione sempre più degradata, culturalmente innanzitutto, perché il non conoscere, la superficialità e lo scarso rispetto per gli altri creano diffidenza, intolleranza e prepotenza.

Sarà che sono vecchia, succede ai vecchi infatti insistere sul fatto che prima era meglio ma prima quando? mi domando! Tremo all’idea di tornare in molti dei luoghi visitati anni fa, luoghi amati e fatti miei, perché sono sicura che non li riconoscerei così violentati dalla troppa gente. Diventerei gelosa. E allora mi tengo stretta il ricordo non solo dei panorami più cari collezionati negli anni ma soprattutto dei sentimenti che quei panorami mi hanno regalato. Spesso sola, a volte con le pochissime persone con cui ho potuto condividere lo stesso ritmo del viaggiare lento e il piacere della scoperta inattesa.

Il paradosso oggi è che io stessa rischio di diventare parte di questa massa fagocitante e tentacolare che si muove dappertutto. Basta trovarsi senza saperlo dove tutti gli altri si sono dati appuntamento. Ha ragione il mio caro amico Werner a non rivelare dove si trovi la sua valle segreta, il suo paradiso incontaminato di cui tanto mi ha raccontato. In fondo, i luoghi più belli e preziosi sono come gli amori, segreti e non: bisogna proteggerli ed esserne gelosi, perché ci appartengono come noi apparteniamo a loro.