Scegliere da che parte stare

Era molto meglio prima! Oggi è peggiorato!

Sono frasi ricorrenti riferite alle più svariate situazioni. Dall’uso degli spazi pubblici, alle relazioni sociali tra studenti, colleghi di lavoro e vicini di casa. Certo, sono soprattutto i non più giovani a pensarla così, quelli cioè che hanno la possibilità di confrontare le proprie esperienze passate con quelle attuali. La società di un tempo con quella odierna. Chissà come sarà poi quella futura? Dove andremo a finire …

Tra queste persone mi ci metto anch’io. E mi domando: ma quanto era meglio prima? Da quanto tempo è cominciato il degrado dei rapporti sociali, facendoci preferire ciò che non c’è più e mai ritornerà? 

Molti sono convinti che un confine netto sia stato tracciato dal Covid. Dopo quell’esperienza globalmente tragica, la gente, anziché seguire il motto diffuso di allora “andrà tutto bene”, sembra essere decisamente retrocessa a livello di socievolezza con il prossimo. Siamo diventati mediamente più individualisti, più egoisti, meno propensi a sacrificarci per gli altri. Come se la costrizione prolungata all’isolamento, dovuta alla pandemia, abbia sviluppato una sorta di intolleranza generale, una volta tornati alla nuova normalità. Prima si respirava una maggiore leggerezza, una sorta di abitudine alla micro-pazienza, anche nelle piccole cose quotidiane, come rispettare una coda o gestire un intasamento nel traffico. Durante, eravamo tutti sospesi, in ascolto, vediamo cosa succede domani, speriamo. Oggi vince la fretta, l’Io prima di Te, dove il prossimo non è più un proprio simile ma un ostacolo, un antagonista sullo stesso cammino e, se proprio sei costretto ad averci a che fare, spesso lo mal sopporti.

Tuttavia, penso che non sia stata solo colpa del Covid a farci diventare come ricci reciprocamente diffidenti e potenzialmente bellicosi. L’involuzione era già nell’aria, da anni, melliflua e impercettibile, tanto da cambiarci a poco a poco senza far sì che ce ne accorgessimo. Penso ai social media, agli spazi astratti infiniti in cui tutto pare possibile, tranne il fatto di toccarsi e di guardarsi negli occhi senza filtri, respirandosi. Penso a questo modo di comunicare dilagante come al primo responsabile del deterioramento di una società sempre più aggressiva e meno empatica. Soprattutto tra i giovanissimi, pericolosamente esposti a questo autismo virtuale. 

La pandemia ha fatto da detonatore e così, dopo sei anni dalla sua esplosione, si moltiplicano fatti che minano l’armonia dell’umanità. Il resto lo fa l’informazione, ridondante circa gli eventi negativi perché più attrattivi e spettacolari. Fa più notizia una rissa anziché un’opera di bene. Così perdiamo anche il senso della realtà: quanto della nostra società è realmente peggiorato e quanto invece resta un valore?

Lasciando agli esperti le possibili risposte, abbraccio con orgoglio una solida certezza. Quella fatta dalle persone che amiamo e che ci amano, quelle poche presenze che danno un senso al nostro presente anche quando tutto intorno sembra essere impazzito. Forse è anche questo un modo per chiudersi all’interno del proprio microcosmo a dispetto di ciò che è altro da noi, dalla nostra famiglia, dai nostri stretti amici. Tuttavia, conforta e rassicura. Allora, anche se è vero che era tutto meglio prima, almeno un punto fermo ce l’abbiamo e ci sentiamo fortunati!

Chiudo con una riflessione che non riguarda le persone ma i luoghi. Perché quello che proprio non capisco è la mancanza di rispetto per la bellezza, per l’ambiente che ci accoglie! Ancora una volta stride il confronto tra la resurrezione che la Natura aveva vissuto durante il Covid e la sua nuova deriva dopo, soprattutto a causa del crescente overtourism. Ma perché depauperare luoghi naturalmente splendidi che dovrebbero suscitare solo un sentimento di pace e gratitudine? Perché marcare il territorio con i propri rifiuti quando siamo solo ospiti transitori di questa culla unica e preziosa. Anche questo è un segnale di maleducazione e di disprezzo verso il prossimo attraverso ciò che ci accomuna: la Terra! 

Un piccolo esempio: un angolo sul lago a me caro, dove vado la sera a liberare i pensieri più belli, violentato con bottiglie mezze vuote e scarti di trascorsi umani di cui nessuno vorrebbe sapere … e invece eccoli lì da giorni a raccontare quanta maleducazione circola tra noi. Perché? Perché lasciare agli altri l’incombenza di ripulire e fare ordine, senza nemmeno la possibilità di ringraziare. 

Ecco, mettiamola così: nella nostra società c’è chi sporca ma c’è anche chi pulisce. C’è chi sgomita e sgambetta ma c’è anche chi sorride e abbraccia. Bisogna scegliere da che parte stare!