Il grande etologo olandese Frans de Waal, scomparso prematuramente nel 2024, è sempre stato un attento osservatore della natura animale. Studiando il comportamento sociale dei primati, in particolare scimpanzè e bonobo, ha descritto atteggiamenti che rispecchiano, in moltissimi aspetti, anche la natura di noi stretti parenti, esseri umani.
Leggendo i suoi libri, e libri su di lui, un aneddoto emblematico mi ha colpito. De Waal mostrava ai suoi studenti due video appaiati: a destra alcuni scimpanzè, i nostri cugini più prossimi, fanno grooming reciprocamente, si spulciano e giocano pacatamente, in un clima di armonia e famigliarità condivisa. A sinistra, nella stessa comunità una fila di maschi con il pelo rizzato improvvisamente esce dal proprio territorio, come obbedendo a un invisibile segnale, e le belve inferocite attaccano un gruppo simile ma rivale, strappano dalle braccia di una madre un cucciolo, lo sbranano e ne mangiano le viscere.
De Waal, a questo punto, chiedeva ai suoi studenti: di quale delle due scene volete essere i parenti stretti?
Morale: ciascuno di noi esseri umani porta in sé entrambi i retaggi. Non siamo né buoni né cattivi, siamo la somma di un’eredità ancestrale impossibile da cancellare. È quello che il primatologo di Harvard Richard Wrangham ha definito il “paradosso della bontà”. La potenzialità di comportarsi come gli scimpanzè di destra o di sinistra dei due video è equamente inscritta nella nostra natura. Tuttavia, la scelta effettiva di come comportarsi non dipende più dalla natura ma dalla cultura: da fattori sociali, morali, etici che trascendono il gruppo e rendono protagonista l’individuo, spingendolo verso la cooperazione piuttosto che all’ostilità. Almeno così dovrebbe sempre essere.
Sarebbe interessante rivolgere questa domanda a certi potenti della Terra: … e voi, di quale delle due scene vi sentite i parenti più stretti?” …
Ispirato dal libro “Uniti per la vita”, di Maurizio Casiraghi e Telmo Pievani. Il Mulino.
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