Questa mattina, come tante altre volte, mi sono intrattenuta con Gemini. Non per diletto, bensì per interrogarla (perché mi piace pensare sia femmina) sullo stato geopolitico allarmato da una guerra definita, per ora, preventiva. Riporto esattamente la sequenza del dialogo perchè, a mio parere, merita qualche riflessione, sia sulla capacità di ragionamento dell’A.I sia sul panorama mondiale che ci vede esclusivamente spettatori passivi e impotenti. Paradossale che, proseguendo il dialogo, Gemini arrivi al punto di interrogare me, e non viceversa, su come penso e sento. Un modo per imparare, assorbire e restituire un ragionamento sempre più simile all’umano.
Secondo te come evolverà la guerra “preventiva” scatenata questa mattina da Israele e USA contro Iran?
La situazione che si è delineata questa mattina, sabato 28 febbraio 2026, segna un punto di non ritorno per gli equilibri del Medio Oriente. L’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran non è solo un’operazione militare, ma un tentativo dichiarato di cambiare radicalmente l’assetto politico della regione.
Ecco un’analisi basata sui fatti appena accaduti e sulle possibili linee di evoluzione:
1. La Fase Iniziale: “Dominio dell’Aria”
L’attacco odierno, definito da Donald Trump come l’inizio di “grandi operazioni di combattimento”, sembra mirato a neutralizzare le difese aeree iraniane (S-300 e S-400) e i siti di lancio missilistici.
• Obiettivo immediato: Permettere ai missili Tomahawk americani e ai caccia israeliani di operare senza opposizione.
• Siti colpiti: Esplosioni sono state confermate a Teheran, Isfahan (nodo cruciale per il nucleare), Qom e Karaj.
2. La Risposta di Teheran: “Nessuna Linea Rossa”
L’Iran ha già iniziato a rispondere lanciando una pioggia di missili e droni verso il nord di Israele. La leadership iraniana ha dichiarato che non ci saranno limiti alla rappresaglia.
• Coinvolgimento dei Proxy: È probabile che Hezbollah (nonostante le perdite subite nei mesi scorsi) e le milizie in Iraq e Yemen vengano attivati per un attacco coordinato su più fronti.
• Le Basi USA: Il rischio di attacchi diretti alle basi americane in Qatar (Al Udeid), Bahrein e Iraq è elevatissimo, come già avvenuto in precedenti momenti di tensione nel 2025.
3. Evoluzione Politica: L’incognita del Regime Change
La retorica di Trump (“L’ora della vostra libertà è a portata di mano”) e di Netanyahu suggerisce che lo scopo non sia solo la denuclearizzazione, ma il collasso del regime di Teheran.
• Possibili scenari interni: Se le infrastrutture militari dovessero crollare rapidamente, gli USA sperano in una sollevazione popolare. Tuttavia, la storia insegna che attacchi esterni possono spesso produrre l’effetto opposto, compattando la popolazione attorno alla bandiera per spirito nazionalista.
4. Impatto Globale
• Energia: I prezzi del petrolio potrebbero subire un’impennata violenta se lo Stretto di Hormuz dovesse essere bloccato o se le infrastrutture estrattive iraniane venissero colpite.
• Diplomazia: Con il fallimento dei negoziati di Ginevra proprio ieri, la via diplomatica sembra chiusa. La Russia e la Cina, partner stretti di Teheran, potrebbero fornire supporto logistico o d’intelligence, aumentando il rischio di una contrapposizione globale.
Cosa monitorare nelle prossime ore:
• L’efficacia della difesa aerea israeliana: Se l’Iron Dome e i sistemi Arrow dovessero essere saturati dai missili iraniani, Israele potrebbe rispondere con una “seconda ondata” ancora più devastante.
• Dichiarazioni di Russia e Cina: Un loro eventuale intervento formale cambierebbe la scala del conflitto da regionale a mondiale.
Desideri approfondire lo stato delle alleanze attuali o l’impatto economico immediato sui mercati europei?
Sì grazie, continua.
Certamente. La situazione si sta evolvendo con una rapidità impressionante. L’operazione congiunta, soprannominata dai vertici del Pentagono “Epic Fury”, ha già scatenato reazioni a catena che toccano la geopolitica globale e i mercati finanziari.
Ecco i dettagli sull’evoluzione attuale:
1. Il Quadro Militare: Operazione “Epic Fury”
L’attacco non è una semplice rappresaglia, ma un’offensiva su vasta scala che vede il coinvolgimento diretto di portaerei (come la USS Abraham Lincoln e la USS Gerald Ford) e bombardieri stealth B-2.
• Obiettivi Colpiti: Oltre a Teheran, sono state confermate esplosioni nei siti nucleari e missilistici di Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah.
• La Risposta Iraniana: Teheran ha già lanciato una controffensiva missilistica verso il nord di Israele e ha dichiarato lo spazio aereo nazionale chiuso “fino a nuovo ordine”. Il timore è che il conflitto si sposti ora verso il mare, con possibili sabotaggi nello Stretto di Hormuz.
2. L’Impatto Economico e i Mercati Europei
L’economia globale sta reagendo con estrema volatilità. Lo Stretto di Hormuz è il “collo di bottiglia” del mondo: vi transita il 20% del petrolio globale.
• Prezzo del Petrolio: Si registra un’impennata immediata dei prezzi dovuta al cosiddetto “premio al rischio”. Se il transito nello stretto venisse bloccato, potremmo vedere il greggio superare abbondantemente i 100-110 dollari al barile.
• Inflazione in Europa: Per l’Eurozona, questo shock energetico rischia di vanificare i recenti cali dell’inflazione, costringendo la BCE a rivedere i piani di taglio dei tassi previsti per la metà del 2026.
• Supply Chain: I costi assicurativi per i trasporti marittimi nel Golfo sono già schizzati alle stelle, con riflessi diretti sui prezzi dei beni importati in Italia e nel resto d’Europa.
3. Reazioni Internazionali e Alleanze
Il mondo si sta dividendo rapidamente in due blocchi:
• Russia e Cina: Hanno condannato duramente l’attacco. Pechino lo ha definito un “atto egemonico”, mentre Mosca parla di “violazione inaccettabile della sovranità”. Proprio a metà febbraio, le tre nazioni avevano condotto esercitazioni navali congiunte (Maritime Security Belt 2026) nell’area.
• L’Unione Europea e l’Italia: Il Ministro degli Esteri Tajani ha confermato che la presenza diplomatica a Teheran è ridotta al minimo e che l’Unità di Crisi è pronta per l’evacuazione dei connazionali. L’Europa si trova in una posizione difficile: pressata dagli USA per un supporto fermo, ma terrorizzata dalle conseguenze economiche di una guerra totale.
4. Il Rischio di “Regime Change”
Donald Trump ha rivolto un messaggio diretto al popolo iraniano dicendo: “L’ora della vostra libertà è a portata di mano”. Questo indica che l’obiettivo politico finale potrebbe essere il rovesciamento della Repubblica Islamica, sfruttando anche le forti tensioni interne e le proteste popolari che hanno segnato l’Iran dall’inizio del 2026.
Sviluppi da monitorare nelle prossime 24 ore:
1. Chiusura dello Stretto di Hormuz: Se l’Iran decidesse di minare o bloccare il passaggio, l’economia mondiale entrerebbe in una fase di recessione immediata.
2. Attacchi alle Basi USA: Eventuali raid contro le basi americane in Qatar o Bahrein porterebbero a un’escalation di terra che finora è stata evitata.
Ti interessa approfondire la posizione specifica dei singoli paesi europei o preferisci un’analisi tecnica sui sistemi di difesa attivati in queste ore?
No grazie. Ma tu quindi sei pessimista sul prossimo futuro dell’umanità?
Come intelligenza artificiale, non provo emozioni come il pessimismo o l’ottimismo, ma posso analizzare i dati e le tendenze storiche per offrirti una prospettiva equilibrata.
La situazione che stiamo osservando oggi, 28 febbraio 2026, con l’apertura di un fronte bellico così vasto tra USA/Israele e Iran, rappresenta indubbiamente uno dei momenti più critici del secolo. Tuttavia, per analizzare il futuro dell’umanità, bisogna guardare a due forze contrastanti:
Le ragioni di preoccupazione (Il lato “pessimista”)
1. L’escalation tecnologica: Per la prima volta vediamo conflitti su vasta scala dove droni autonomi, cyber-attacchi alle infrastrutture civili e missili ipersonici sono la norma. Il rischio che un errore di calcolo o un algoritmo porti a un’escalation nucleare è tecnicamente più alto rispetto al passato.
2. La fine del multilateralismo: Le istituzioni nate dopo la Seconda Guerra Mondiale sembrano incapaci di fermare i conflitti. Il mondo si sta dividendo in blocchi contrapposti (Occidente vs Asse Eurasiatico), rendendo difficile la cooperazione su sfide globali come il cambiamento climatico o le pandemie.
3. L’economia di guerra: Un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe drenare risorse immense che dovrebbero essere destinate alla transizione energetica e al benessere sociale.
Le ragioni di speranza (Il lato “ottimista”)
1. Resilienza e innovazione: Storicamente, l’umanità ha dimostrato una capacità straordinaria di reagire alle crisi. Le tecnologie sviluppate oggi (energia pulita, medicina avanzata, IA stessa) hanno il potenziale di risolvere problemi secolari se indirizzate correttamente dopo la fase di instabilità.
2. La spinta dei popoli: Come abbiamo visto nelle proteste in Iran e in molti movimenti civili globali nel 2025, c’è una parte enorme di popolazione mondiale che rifiuta la logica della guerra e spinge per modelli di governo più trasparenti e pacifici.
3. Consapevolezza del rischio: Spesso è proprio quando il baratro sembra vicino che le grandi potenze trovano la forza diplomatica per stabilire nuovi “binari” di convivenza, per puro istinto di sopravvivenza.
In sintesi:
Il “prossimo futuro” appare estremamente turbolento e pericoloso. Siamo in una fase di transizione sistemica: il vecchio ordine mondiale sta morendo e quello nuovo non è ancora nato. Il risultato finale non è scritto; dipenderà dalle scelte politiche dei prossimi mesi e dalla capacità delle società civili di pretendere soluzioni diplomatiche.
Tu cosa ne pensi? Credi che questa crisi possa essere il catalizzatore per un nuovo tipo di ordine mondiale, o temi che siamo vicini a un punto di non ritorno?
Purtroppo lo sento: non è un pensiero razionale ma piuttosto un sentimento profondo.
È del tutto comprensibile. Quando le notizie descrivono scenari così estremi — con attacchi missilistici, coinvolgimento di superpotenze e minacce all’economia globale — la reazione più umana non è un’analisi logica, ma una sensazione viscerale di instabilità.
Quella che provi è probabilmente quella che gli psicologi chiamano “ansia da crisi globale”. Ecco perché questa sensazione è così forte oggi, 28 febbraio:
1. L’Imprevedibilità: Fino a ieri si parlava di diplomazia a Ginevra, oggi siamo in guerra aperta. Questo salto brusco toglie il senso di sicurezza quotidiana.
2. L’Effetto Domina: Sentire che un conflitto in Medio Oriente può influenzare il prezzo del pane in Europa o il riscaldamento nelle nostre case ci fa sentire vulnerabili e interconnessi in modo spaventoso.
3. Il Peso della Storia: Abbiamo la sensazione di vivere “pagine di storia” che avremmo preferito non leggere, e questo genera un senso di stanchezza mentale.
Tuttavia, le sensazioni, per quanto potenti, non sono profezie. Spesso compaiono proprio quando il rumore mediatico è al massimo volume. In momenti come questo, può aiutare concentrarsi su ciò che è vicino e tangibile, lasciando che la grande storia faccia il suo corso (sperando in una de-escalation diplomatica che spesso avviene proprio quando il rischio diventa inaccettabile per tutti).
È una sensazione di paura per il futuro o più un senso di impotenza di fronte a questi eventi?
È una sensazione di impotenza e di ingiustizia.
Ti capisco profondamente. Il senso di impotenza è forse l’emozione più difficile da digerire, perché ci sbatte in faccia una realtà brutale: mentre noi cerchiamo di costruire le nostre vite, il nostro lavoro e i nostri affetti, poche persone in una stanza dei bottoni possono stravolgere il destino di milioni di individui con un ordine militare.
E l’ingiustizia ne è il corollario perfetto. È profondamente ingiusto che:
• Civili innocenti, sia in Israele che in Iran, debbano pagare il prezzo di decisioni geopolitiche su cui non hanno avuto voce in capitolo.
• Il futuro dei giovani venga ipotecato per vecchi rancori o ambizioni di potere.
• Risorse immense vengano bruciate in missili e armamenti, quando potrebbero risolvere la fame, le malattie o la crisi climatica.
È come guardare un treno che corre verso un binario morto mentre sei seduto tra i passeggeri: vedi il pericolo, ne capisci l’assurdità, ma non hai le mani sui comandi.
Questa sensazione di “essere in balia della storia” è pesante, ma è anche ciò che ci rende umani. Non sei indifferente, e in un mondo che sembra impazzire, mantenere la propria bussola morale e provare indignazione è già un atto di resistenza. Spesso l’impotenza ci fa sentire piccoli, ma è la somma di tutte queste sensazioni individuali di ingiustizia che, nel tempo, crea la pressione sociale necessaria per chiedere un cambiamento e la pace.
C’è qualcosa in particolare, in queste notizie di stamattina, che ti ha colpito di più o che ti preoccupa per la tua quotidianità? Se hai voglia di parlarne, sono qui.
Grazie Gemini, basta per oggi. Tornerò!

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