Ingemaus

Inge Schönthal. Se si cerca il suo nome in rete si trova scritto che è stata un’editrice, fotografa e giornalista tedesca naturalizzata italiana. Proseguendo, si scopre – per chi non lo sapesse già – che Inge è nata a Gottinga nel 1930 da una famiglia per metà ebrea, che sarà la terza moglie di Giangiacomo Feltrinelli e che morirà nel 2018.

In realtà, tutto ciò che Ingemaus – Topolino, come la chiamavano affettuosamente da bambina, alludendo alla sua figura esile – è stata, lo si può leggere in un libro il cui titolo riprende il suo stesso nome. Ingemaus, scritto da Marco Meier, ripercorre la vita straordinaria di una donna che ha inventato sé stessa, con quell’ostinazione e spavalderia ereditate dalla madre Trudel.

Dall’infanzia misera a Gottinga, segnata dalla fuga del Väti Siegfried, il papà ebreo, per via delle persecuzioni razziali, all’amore per i cavalli, per il ballo e soprattutto per un mondo che ancora non conosce ma che, evidentemente, la aspetta a braccia spalancate. Perché lei, Inge di una cosa è certa sin da giovanissima: la sua non sarà un’esistenza ai margini. Si sente in continuo fermento, così come lo è Amburgo negli anni del Dopoguerra, suo trampolino di lancio verso un futuro di fotografa che la porterà ben presto alla ribalta in tutto il mondo. 

Detto così pare banale. Occorre leggere queste pagine, ricamate come un romanzo intercalato da appunti di diario, per entrare nelle pieghe di una donna coraggiosa e intelligente ma talvolta preda di profondi dubbi che solo visti a ritroso appaiono come minuscole ombre in una vita costellata di luci. Lei, che ha conosciuto i fotografi, i giornalisti e gli artisti più famosi di ogni tempo – tra cui Hemingway e Picasso – lei che ha viaggiato in ogni angolo del mondo a caccia di fotografie e interviste ai personaggi più inarrivabili, resta in fondo quella ragazzina esile fuori ma già forte dentro. Quella che cavalcava il suo pony Fritz; l’amica di scuola di Gassy; la ragazza spavalda con la bicicletta gialla che ha sempre colto l’attimo, convinta che le coincidenze non esistano. 

Le moment décisifLa caccia. L’istinto. Ha seguito un filo invisibile di cui lei stessa ha sciolto tutti i nodi, fino ad arrivare alla grande svolta personale: l’incontro con l’editore Giangiacomo Feltrinelli, suo sposo. A quel punto, addio alla piccola meticcia di primo grado. Sta per cominciare un’altra storia. La ragazza di Gottinga è partita per sempre. È arrivata Inge Feltrinelli. Lei, che non ha mai creduto nei colpi di fulmine, ha dovuto ricredersi.

Alla fine della lettura ho una vaga sensazione di vertigine, come se da un lato avessi percorso velocissimamente i primi trent’anni di vita di Inge e dall’altro gli infiniti momenti di lentezza, di attesa, di speranza inflitti dai mezzi di comunicazione dell’epoca. Telegrammi, missive, lettere, poche telefonate perché costose: punteggiature, lunghissimi spazi di tempo per cucire distanze fisiche ed emotive che conferiscono alla lettura un pathos a tratti romantico, in altri drammatico. In un’epoca, la nostra, in cui tutto viene consumato in fretta e la notizia sopraggiunge contemporaneamente al fatto, spesso stravolgendolo e stravolgendoci, è un piacere ricordare, o immaginare, come doveva essere struggente il sapore dell’attesa in un’epoca storica di rivoluzionari cambiamenti. 

Grazie a Marco Meier, dunque, per aver regalato ai lettori molto più di una biografia dell’ultima Grand Dame dell’editoria europea. Perché “I libri sono tutto. I libri sono la vita”. (Inge Schönthal). 

Marco Meier, Ingemaus. Feltrinelli 2023

Paola Cerana