Ascoltare il silenzio

La lentezza può essere una scelta di vita?

Può suonare anacronistica questa domanda in un mondo come il nostro, dove il tempo sembra avere sempre più valore per ciò che si fa o si ha, piuttosto che per ciò che si è. Si corre, si grida, si fa a gara sgomitando per arrivare primi, dimenticando che il tempo ha le sue dispotiche leggi e non si lascia corrompere né addomesticare. Forse proprio per questo si cerca di esorcizzare la sua ineluttabilità marcando il territorio di se stessi, condividendo in tempo reale e con urgenza malata ciò che nemmeno si ha avuto il tempo di capire.

Così, la concitazione, l’ansia e l’impazienza rischiano di non essere più solo la maniera con cui raggiungere il traguardo ma finiscono per diventare il traguardo stesso, lasciando le nostre menti sempre più frustrate e le nostre mani sempre più vuote. O meglio, piene d’inutile affanno.

Questa è una sensazione che mi pervade da tempo, ma che in questi giorni vince e pesa su tutto. L’irruenza con cui un fatto (qualunque fatto) si trasforma in notizia e si deforma in spettacolo è disumana. Travolge tutto, e tutti ci sentiamo travolti, perdendo di vista l’origine, la causa, il punto di partenza, restando invischiati in un vortice sempre più distorcente che allontana dal senso del vero. 

Sarebbe bello poter spegnere tutto. “Spegnere” tutto quello che non c’entra con l’essenziale, il nostro sentire, per ascoltare il silenzio. E lentamente riprendere il filo.